Roma - Fornivano ai cittadini della rete una macchina ben oliata per condividere file protetti, sapevano che i cittadini della rete sfruttavano The Pirate Bay come snodo per far fluire contenuti online, impugnavano la propria creatura con intenti commerciali. Il tribunale distrettuale di Stoccolma incaricato di valutare la posizione di The Pirate Bay ha emesso il verdetto, un incartamento di oltre 700 pagine: i quattro imputati sono colpevoli di aver agevolato le violazioni. Dovranno essere puniti con il carcere e dovranno risarcire quanto spetta all'industria dei contenuti.
Il clima che avvolge il processo era stato allestito per ottenere il massimo impatto mediatico: sarà uno spettacolo, promettevano dalla Baia. L'accusa, un manipolo di rappresentanti dell'industria dei contenuti capitanato da IFPI, ambiva alla stessa risonanza: conseguire una vittoria contro The Pirate Bay si sarebbe tradotto nella conferma dell'efficacia delle proprie strategie antipirateria e in uno tsunami deterrente.
Roma - La spia non viene più dal freddo di un mondo estraneo, ma si insinua nelle maglie delle infrastrutture telematiche permeabili cercando informazioni, disegnando mappe e lasciando software-bot con cui poter rientrare con facilità all'insaputa di tutti. Non è uno scenario hollywoodiano ma quanto è successo e rischia di succedere ancora alla rete elettrica statunitense, lo denunciano le autorità puntando il dito dritto in faccia a Russia e Cina.
Seguire le tracce degli attacchi telematici non è mai un compito facile, ma le scie individuate dagli ufficiali non lasciano adito a dubbi: "I cinesi hanno provato a mappare le nostre infrastrutture, come le linee elettriche, e altrettanto hanno fatto i russi" sostiene un ignoto agente dell'intelligence di alto rango attraverso le pagine del Wall Street Journal, e un ex-ufficiale del Department of Homeland Security conferma che ci sono intrusioni, sono in crescita e l'anno scorso ce ne sono state "molte".
E' possibile scaricare dal sito di Microsoft la versione finale di Internet Explorer 8, lanciata in occasione della conferenza MIX09 di Las Vegas e in sviluppo da circa tre anni. Rispetto alla release candidate, Microsoft ha spiegato che questa versione si limita a correggere un certo numero di bug e ad ottimizzare il motore di rendering e JavaScript.
Internet Explorer 8 è quiCon IE8 il gigante di Redmond spera di arrestare, o quanto meno frenare, la migrazione dei propri utenti verso Firefox e i browser della concorrenza. Per riuscire in questo intento, BigM ha migliorato quasi ogni aspetto del suo precedente browser, come funzionalità, sicurezza e velocità. Per farlo ha avuto tre anni di tempo, e seppure i risultati siano visibili, è chiaro che IE8 non tenta di sedurre gli utenti né per mezzo di sfarzosi elementi grafici né con performance da grand prix. I suoi assi nella manica sono soprattutto due: le Web Slice (letteralmente, "fette di Web") e gli Accelerator (acceleratori).
Roma - L'open source c'è, ma a volte "non si vende". Sembra un gioco di parole, e non è affatto indice di scarso successo, ma è la realtà che si sono trovati davanti i ricercatori del TeDIS, centro studi della Venice International University: dopo mesi di lavoro su una ricerca che, tra le prime, offrisse uno spaccato autentico del mondo dell'impresa e del suo rapporto con il software a sorgenti aperti, il quadro che si viene a delineare è piuttosto interessante. I risultati saranno divulgati nel corso di un convegno che si terrà il prossimo 10 marzo, ma già oggi è possibile tracciarne in anteprima un riepilogo.
Scava scava, si scopre che a volte l'open source è la vera e propria spina dorsale di certe offerte proposte da alcune aziende: solo che, più che essere percepito come una risorsa, viene visto come uno strumento. E degli strumenti, a volte, ci si dimentica davanti al . . . . . .
Roma - Con quello che potrebbe segnare l'inizio di una importante cooperazione tra le due vecchie rivali, Microsoft e Red Hat hanno seppellito l'ascia di guerra per stendere un ponte tra le rispettive soluzioni di virtualizzazione. Con un accordo, le due società si sono impegnate a certificare i rispettivi sistemi operativi sulla piattaforma di virtualizzazione della controparte.
"In risposta alle pressanti richieste dei nostri clienti, Red Hat e Microsoft hanno firmato un accordo bilaterale teso a migliorare l'interoperabilità tra le rispettive piattaforme di virtualizzazione", si legge in...................